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Matrice extracellulare: connettivo e organi interni

matrice extracellulare

La matrice extracellulare rappresenta il 36% del peso del nostro corpo. Il metaplasma, altro nome della M.E.C., costituisce la parte di un tessuto non composta da cellule. In particolare, è l’elemento distintivo dei tessuti connettivi.  

Questo argomento non poteva che completare la rubrica sugli emuntori che ci ha visti approfondire tutti quei “rubinetti” che scaricano le scorie e per cui l’alcalinità del corpo aiuta al loro funzionamento ottimale.

Abbiamo analizzato le funzioni del rene, la centralità dell’intestino, le termo regolazione della pelle, la potenza delle ovaie e il ruolo dei polmoni nel fornire il pH della vita al sangue.

Ora è il momento di approfondire la Matrice Extracellulare, focalizzandoci su:

  • Connettivo, il ponte interno di scambio tra fluido e solido;
  • Fegato, il filtro del nostro motore corporeo e paracadute d’emergenza poiché deputato alla lipogenesi;
  • Pancreas, acceleratore che aumenta i regimi del nostro organismo e crea energia nonché direttore d’orchestra del nostro sistema immunitario.

Matrice extracellulare: struttura e funzione

La M.E.C. è composta da tendini, ossa, legamenti, cartilagini, grasso e quel liquido fluido rosso che è il sangue. In pratica tutto quello che, nel nostro organismo, non è composto da cellule.

Viene identificato come il luogo in cui esiste il metaplasma, questa linfa interstiziale che funge da rete fognaria per le espulsioni cellulari. Senza linfa siamo automobili senza liquido di raffreddamento.

Alfred Pischinger fu il primo scienziato a sviluppare una teoria per la medicina complementare (olistica) basata sulla regolazione della matrice extracellulare (regolazione del terreno). E chiamava la M.E.C. “sistema di regolazione di base” definendo la linfa “sostanza amorfa” perché appunto priva di cellule e dalla quale transitano le scorie cellulari.

Per il medico Pischinger, la M.E.C ha una funzione di deposito di energia: il corpo parcheggia il grasso nel connettivo, nella matrice, e rappresenta il livello fisiologico nel corpo. È come se nello scheletro di un grattacielo trovassimo i sacchi di calce pronti per essere utilizzati.

 Lo studioso riuscì a dimostrare e provare che i carrier della transmembrana, coloro che portano nutrimento e idratazione alle cellule, riescono a svolgere il proprio lavoro in maniera efficace ed efficiente solo quando il pH della linfa è 7.4.

Il contrario di questa situazione di equilibrio è acidosi metabolica e in generale infiammazioni: se la M.E.C. non è alcalina, tutto ciò che è liquido è in fase di infiammazione, di ristagno, di edema.

Le infiammazioni si legano a due temi:

  • Infiammazioni con ristagno di tossine: nel dubbio, il fegato incapsula quando sente acidità nel corpo. È produttore instancabile di adipociti, fa lipogenesi e ci toglie le tossine, ma creiamo grasso viscerale che è incidente e dannoso per la pressione;
  • Infiammazione tumorale: Otto Heinrich Warburg, premio Nobel per la medicina nel 1931, ha dimostrato che in situazioni di mancanza di ossigeno, la cellula in ipossia attiva la glicolisi anaerobica pur di sopravvivere con la conseguente formazione di infiammazione tumorale.

Fegato e sovrappeso

Il fegato è un laboratorio incredibile in grado di stivare grasso, che in condizioni fisiologiche è importante, ad esempio, per la fertilità delle donne.

Ma è un sistema anche complesso, produce la bile essenziale nella digestione dei grassi.

Ecco perché è importante effettuare il lavaggio epatico, un driver per migliorare l’energia, dimagrire e ripulire il filtro.

Quando manca zucchero nel sangue, il fegato genera chetosi, brucia grasso. Nell’immagine del nostro organismo come un’automobile, il fegato è il motore a gasolio.

Esistono però delle soluzioni per de-acidificare il fegato:

  • Riordino pranzo e cena;
  • Verdure a PRAL negativa;
  • Utilizzo dei carciofi, utilissimi per chi soffre di fegato;
  • Utilizzo di asparagi, se non si è affetti da nefrite, poiché attivano il rene e scaricano acido urico;
  • Importanza dell’Alka Booster;
  • Movimento, ma senza estremizzare.

Pancreas e diabete

Esistono due tipi di diabete:

  • Diabete di tipo 1, che prevede l’uso di insulina;
  • Diabete di tipo 2, che prevede l’uso di metformina.

Il pancreas è il motore a benzina. Noi viaggiamo di pancreas, basta pensare all’impennata della curva dei casi di diabete.

L’alcol infiamma il fegato, crea grasso endogeno e ha picchi glicemici non indifferenti mettendo in fibrillazione il pancreas.

Il pancreas è acceleratore dell’energia, ma ogni giorno deve produrre l’equivalente di un bicchiere di succo pancreatico a pH 8.4 per tamponare, basificare il chimo, permettere l’apertura delle porte del tenue per fare entrare la massa pronta poi per essere digerita.

Questo costa molto in una dieta non mediterranea: può costare 5-10 volte un cuore.

Il pancreas, quando non costretto a produrre succo pancreatico, si concentra sulle difese immunitarie. Le isole di Langerhans – cellule deputate alla sintesi e alla produzione del glutatione e insulina oltre a gestire la quantità di energia da scaricare sul pedale dell’acceleratore – non si incendiano e le nostre difese immunitarie si rafforzano.

Conclusione

Il concetto di alcalinizzazione del corpo è trasversale tra la prevenzione e la centralità della medicina allopatica.

Il Protocollo Alkaenergy® è lo stile di vita che ti permette di riequilibrare il livello alcalino del tuo organismo.

+ Tempo

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Enjoy Alkalife!

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Tutte le informazioni pubblicate hanno carattere divulgativo e non devono essere considerate come consulenze né prescrizioni mediche o sostitutive della medicina tradizionale. In caso di patologie pregresse è sempre opportuno rivolgersi preventivamente al proprio medico curante. L’articolo ha intenzione di essere illustrativo, non esortativo né didattico.

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